Purgatorio XXVIII  (1-84)

Purgatorio XXVIII (1-84)

Esattamente dopo e grazie all'”addio” di Virgilio, che gli ha detto “non aspettar più mio dir né mio cenno” perchè “libero, sano e dritto è tuo arbitrio/ e fallo fora non fare a suo senno”,  Dante DECIDE  di addentrarsi nella “divina foresta spessa e viva”. 
 
Essa è l’antitesi della “selva oscura”  di Inferno I. In un certo senso ne è il riscatto e la redenzione. 
 
Sequenza: il suolo profumato di fiori,  il vento leggero,  gli uccellini che cantano sui rami,  il ricordo della pineta sulla spiaggia di Classe famosa per la sua bellezza e grandezza,  il fiumicello di acqua bruna e pulitissima ,  l’apparizione al di là del rivo di una donna sola che raccoglie fiori e canta,  suo avvicinamento come se danzasse. 
 
È Matelda (forse la contessa Matelda di Canossa),  custode del Paradiso  Terrestre 
 
Matelda e’ una prefigurazione di Beatrice,  che comparira’ nel vanto XXX,  ma é anche stata anticipata dal sogno di una bella donna che canta e coglie fiori (nel canto XXVII, Lia,  che rappresenta la vita attiva)
 
Due richiami mitologici che impreziosiscono l’immagine: il ratto di Proserpina e gli innamorati Ero e Leandro. 
 
L’episodio e’ così raccolto e silenzioso che noi lo viviamo come se Dante fosse solo,  anche se è seguito da Virgilio e Stazio.