Esattamente dopo e grazie all'”addio” di Virgilio, che gli ha detto “non aspettar più mio dir né mio cenno” perchè “libero, sano e dritto è tuo arbitrio/ e fallo fora non fare a suo senno”, Dante DECIDE di addentrarsi nella “divina foresta spessa e viva”.
Essa è l’antitesi della “selva oscura” di Inferno I. In un certo senso ne è il riscatto e la redenzione.
Sequenza: il suolo profumato di fiori, il vento leggero, gli uccellini che cantano sui rami, il ricordo della pineta sulla spiaggia di Classe famosa per la sua bellezza e grandezza, il fiumicello di acqua bruna e pulitissima , l’apparizione al di là del rivo di una donna sola che raccoglie fiori e canta, suo avvicinamento come se danzasse.
È Matelda (forse la contessa Matelda di Canossa), custode del Paradiso Terrestre
Matelda e’ una prefigurazione di Beatrice, che comparira’ nel vanto XXX, ma é anche stata anticipata dal sogno di una bella donna che canta e coglie fiori (nel canto XXVII, Lia, che rappresenta la vita attiva)
Due richiami mitologici che impreziosiscono l’immagine: il ratto di Proserpina e gli innamorati Ero e Leandro.
L’episodio e’ così raccolto e silenzioso che noi lo viviamo come se Dante fosse solo, anche se è seguito da Virgilio e Stazio.