In questi versi c’è l'”addio” di Virgilio a Dante.
Virgilio resterà fino al canto XXX (quando compare Beatrice Dante si gira per esprimere a Virgilio la sua emozione { ” non mi è rimasta dramma [goccia} / di sangue che non tremi/ conosco i segni dell’antica fiamma”}, ma Virgilio e’ scomparso {“ma Virgilio ci avea lasciati scemi [privi] di se/ Virgilio dolcissimo padre/ Virgilio a cui per mia salute diemi [mi diedi]” } e Dante piange.
Tuttavia il vero addio di Virgilio è qui perché qui Virgilio dice a Dante le cose fondamentali:
- lo chiama figlio, dimostrando lo stesso affetto che Dante ha per lui;
- gli dice che lo ha aiutato con tutti gli strumenti, con tutte le conoscenze che aveva;
- e che ora Dante è pari a lui e non deve più aspettare suoi ordini o consigli…
- … perché il suo arbitrio, la sua capacità di ragionare e scegliere è “libera, dritta e sana”, cioè, attraverso il cammino che Virgilio lo ha aiutato a percorre, è diventato un adulto, capace di scegliere…
- …e sarebbe sbagliato che non seguisse la propria coscienza;
- Dante ora e’ signore di se stesso. Sceglie da solo ciò che è giusto (cioè buono, bello) e non ha bisogno di norme e di qualcuno che gli dica dove andare e cosa fare.
Virgilio dice a Dante quello che qualunque maestro di ogni tempo e luogo desidera poter dire al proprio discepolo: ” Non hai più bisogno di chiedere a me cosa fare, lo devi chiedere alla tua coscienza, che io ti ho aiutato a far diventare adulta.”