Negli Anni Trenta del Novecento il romanzo in Italia partecipa al generale “ritorno all’ordine” dopo le grandi sperimentazioni letterarie dei primi venti anni del Novecento.
Gli autori che, all’interno di questo panorama, scrivono in modo abbastanza alternativo sono solo Pavese e Vittorini. Nella loro scrittura c’è infatti una forte attenzione alla realtà, anche se sono presenti anche elementi diversi.
Durante la Seconda guerra mondiale i giovani futuri scrittori che partecipano alla Resistenza vivono esperienze completamente nuove, legate alla lotta per la libertà, alla sete di giustizia, all’impegno sociale, allo “sporcarsi le mani”.
Alla fine della guerra essi danno vita al Neorealismo, un movimento culturale che si pone l’obiettivo di raccontare la realtà del presente, anche al fine di cambiarla. Il Neorealismo sarà operante nella letteratura, nella pittura e nel cinema, arte dalla quale provengono i capolavori più conosciuti.
I Neorealisti si ispirano al Verismo di Verga e hanno come modelli più vicini Pavese e Vittorini.
Pavese e Vittorini hanno un ruolo importante anche come scopritori dei giovani autori, perché entrambi lavorano come consulenti editoriali (Pavese a Torino all’Einaudi, Vittorini ugualmente all’Einaudi e anche a Milano alla Mondadori) e sono loro che leggono i manoscritti e decidono che libri pubblicare.
Oggi, di tanta produzione neorealista, per la persona medio colta ma non specializzata rimangono
- i film (Roma città aperta di Rossellini, Ladri di biciclette di De Sica)
- Renata Viganò L’Agnese va a morire
- Elio Vittorini Uomini e no
- L’opera di Fenoglio tutta intera
- Calvino Il sentiero dei nidi di ragno
Nello stesso periodo, con finalità simili di testimonianza civile e dovere morale, viene scritto da Primo Levi Se questo è un uomo, che però è una testimonianza reale, non un romanzo.
La migliore spiegazione del Neorealismo si trova nella Prefazione alla seconda edizione de Il sentiero dei nidi di ragno. In essa Calvino dice tutto quello che abbiamo usato per inquadrare il Neorealismo: che nasce alla fine della guerra, da un grande entusiasmo e da una grande voglia di raccontare storie avvenute realmente a ciascuno, storie che venivano raccontate da tutti “in coda per il pane, negli scompartimenti dei treni” ; che coloro che iniziavano a scrivere allora erano pieni di entusiasmo ed energia perché avevano vissuto la guerra e ne uscivano vincitori; che nel desiderio di raccontare ci si ispirava a un “triangolo formato da Pavese, Vittorini e Verga”. Infine, Calvino dice che il grande romanzo sulla Resistenza venne scritto “dal più isolato, dal più schivo” degli scrittori neorealisti, Beppe Fenoglio, e fu Una questione privata. Calvino paragona il viaggio di Milton alla ricerca della verità all’Orlando furioso, un poema epico pieno di inseguimenti cavallereschi e di fughe che egli amava moltissimo.