Fenoglio e Una questione privata

Fenoglio e Una questione privata

Beppe Fenoglio chiese che sulla sua tomba venissero scritte solo le date di nascita e di morte e le due sue caratteristiche che egli riteneva fondamentali : “partigiano e scrittore”. 
 
Partecipò alla Resistenza in una formazione “badogliana”, cioè formata da ex ufficiali  dell’Esercito Italiano. 
 
Sapeva benissimo l’inglese, lingua che adorava perché la considerava una lingua priva di retorica, diretta e chiara. Amava tantissimo gli scrittori inglesi (il suo inglese era imparato soprattutto sui libri dei grandi autori  – tenete conto che negli Anni Trenta in Italia l’inglese a  scuola non si faceva ed era una lingua praticamente sconosciuta; in Europa si usava il francese e l’inglese era usato pochissimo). 
 
Questo spiega perché nel romanzo capolavoro di Fenoglio,  Il partigiano Johnny, la lingua è un italiano ricchissimo di parole e frasi in inglese, nonché di frasi italiane che hanno la struttura dell’inglese: Fenoglio in qualche modo quando scriveva “pensava in inglese”. 
 
Grazie alla sua competenza in questa lingua, Fenoglio,  finita la guerra, trova lavoro come corrispondente estero in una azienda vinicola di Alba. Qui resterà fino alla morte (poco dopo i 40 anni, per cancro). 
 
Fenoglio era molto riservato e serio (un po’ come Milton, che è una sua controfigura). Scriveva nel tempo libero, ma si cerco’ un lavoro “normale”, si sposo’ (civilmente) e, quando morì, aveva una bimba di due anni. 
 
Opere principali in ordine cronologico: 
  • I 23 giorni della città di Alba : racconti ambientati durante la Resistenza o nelle Langhe. Sono davvero “neorealisti”, perché raccontano la realtà in modo molto duro e senza finzioni, e sono anche estremamente antiretorici (il tono scanzonato con cui viene raccontato l’arrivo dei partigiani nella Repubblica Partigiana di Alba, i partigiani non sempre angeli…). Vittorini “scopri'” Fenoglio e fece pubblicare questo libro di racconti. 
  • La malora: è un romanzo breve (o racconto lungo). Ambientato nelle Langhe degli Anni Trenta, ne descrive la grandissima miseria e povertà tramite la storia di un giovane “servo-contadino”. 
  • Una questione privata 
  • Il partigiano Johnny: è considerata il suo capolavoro per il respiro epico della storia, dovuto anche ad una lingua estremamente personale connaturata all’interiorità del giovane partigiano protagonista, sottilmente autobiografico. 
 
Una questione privata
 
È un romanzo breve, ambientato durante la Resistenza in Piemonte, nella Langhe. Il protagonista è il giovane partigiano Milton,  un ventenne serio, intelligente e sensibile che “da borghese” era studente universitario.  Alla “questione pubblica” a cui Milton sta partecipando con grande coinvolgimento  – la guerra partigiana contro i nazifascisti, la liberazione dell’Italia, la lotta per la vita, la felicità, la libertà di un’intera nazione – si contrappone una “questione privata” di Milton che non ha nessuna rilevanza sovraindividuale ma che per lui è la ragione di vita: sapere se Fulvia, la ragazza di cui  è innamorato, lo corrisponde o no.  
 
I partigiani si davano dei nomi di battaglia, che rendevano anche meno facile che i nemici li identificassero. In genere erano nomi romantici e avventurosi, come “Dinamite”, “Asso”, “Folgore”… “Milton” è invece il nome del poeta secentesco inglese John Milton, autore del “Paradiso perduto”, un poema rivoluzionario per i temi, scritto in una lingua complessa e nuova. L’amore del giovane protagonista per il mondo anglofono si vede bene nel flashback iniziale (traduce per Fulvia una poesia di Browning e un racconto di Edgar Allan Poe, le regala il disco con la canzone Over the rainbow e il romanzo di Hardy Tess dei D’Urberville) .È un elemento fortemente autobiografico: l’inglese è per Fenoglio (e per Milton) la lingua di un mondo nello stesso tempo più aperto e più serio di quello italiano, che non fa retorica e va dritto alle questioni, capace di uno sguardo etico sulla realtà. La scelta del nome fa anche di Milton un partigiano speciale, un intellettuale benché così umile e discreto da nascondere completamente la sua cultura e da saper stare al livello dei suoi compagni. 
 
Nel romanzo è raccontata benissimo la Resistenza e viene insieme trattato con intensità straordinaria il tema dell’amore. Bisogna avere una conoscenza generale di quello che è successo in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Dal romanzo poi si capiscono tante cose che prima non si sapevano sulla Resistenza, ma un quadro generale bisogna averlo. (Se siete proprio disperati potete andare nella sezione “Seconda Guerra Mondiale e Resistenza “). 
 
Milton e il suo migliore amico, Giorgio Clerici, hanno scelto insieme di entrare nella Resistenza dopo l’8 settembre e sono in due diversi distaccamenti di partigiani “badogliani” (le formazioni guidate da ex ufficiali dell’Esercito Italiano, sciolto dopo l’Armistizio). All’inizio del romanzo Milton, mandato in ricognizione vicino ad Alba, si ferma un attimo di fronte alla villa in cui, l’anno prima, “nella primavera del ’42”, ha conosciuto Fulvia, una sedicenne bella e vivace sfollata da Torino, e ha intessuto con lei un’intensa amicizia intellettuale. La villa ora è vuota perché Fulvia è tornata a Torino, dato che le Langhe sono diventate ancora meno sicure della città a causa della guerra fra partigiani e fascisti. C’è solo la custode, che dice alcune frasi da cui Milton intende che Fulvia avrebbe potuto avere – quando Milton era già stato richiamato come militare, nell’estate del ’43 – una relazione sentimentale anche fisica con Giorgio. Milton rimane sconvolto dalle parole della donna  perché la sua felicità personale è legata all’ idea che, una volta finita la guerra, lui e Fulvia possano rivedersi e stare assieme.
 
Milton prende quindi mezza giornata di permesso dal suo comandante per andare a cercare Giorgio, il cui distaccamento è su un’altra collina, e chiarire con lui cosa è successo davvero. Ma Giorgio è stato appena catturato dai fascisti, che lo hanno portato ad Alba, dove certamente verrà condannato a morte. A questo punto Milton decide di cercare un prigioniero fascista da scambiare col suo amico, non solo per salvarlo ma anche per poter sapere la verità. Attraverso i suoi  tre giorni di ricerca incontriamo il mondo dei partigiani con i vari distaccamenti “badogliani” e “rossi” (i resistenti comunisti), i contadini delle Langhe coinvolti nella guerra civile, i fascisti della San Marco, gli ostaggi civili imprigionati dai fascisti ad Alba. Alla fine Milton troverà il suo ostaggio, ma lo perderà subito. 
 
Il quadro generale della guerra partigiana compare attraverso le  tappe della ricerca di Milton, ma anche attraverso i ricordi (per esempio, la battaglia in cui i partigiani “rossi” ed “azzurri” combattono insieme aiutandosi) e i discorsi (per esempio la maestra fascista che viene rapata a zero dai partigiani). È un quadro generale che emerge  con grande chiarezza e facilità, anche se – smontando il testo – ci si rende conto che è creato in modo complesso. Non c’è nessuna retorica. I personaggi. sono esseri umani con difetti e virtù, rappresentati con grande realismo anche linguistico. Alcuni partigiani sono poco più che ragazzini e pare stiano giocando alla guerra, i rapporti fra i resistenti comunisti. e quelli badogliani sono tesi,  i contadini a volte agiscono per interesse o paura. Ma la Resistenza ha, in ogni caso, in tutti e in tutta la storia, una dimensione profondamente seria e generosa: i partigiani, con tutti i loro limiti, combattono davvero per un domani diverso e migliore, che si incarna nella dichiarazione di Milton ai contadini nascosti nel bosco che “la guerra finirà in primavera”. 
 
In tutto il romanzo la pioggia, il fango e la nebbia creano un’ambientazione profondamente ostile a cui gli esseri umani cercano di resistere con fatica e forza di volontà. La ricerca di Milton vede il protagonista andare da una collina all’altra, scivolando, inciampando, camminando nelle pozze di acqua gelata, gettandosi nel fango per non farsi scoprire. 
 
Nel finale, Milton ritorna allla villa di Fulvia per chiedere alla custode di essere più chiara, ma viene intercettato dai fascisti che lo inseguono verso il bosco sparandogli. Mentre corre, Milton parla a  Fulvia, , esprimendo una concezione dell’amore di assoluto idealismo romantico: “Ti sto pensando, anche adesso, anche qui. Lo sai che se io smetto di pensarti tu muori all’istante? Ma non devi avere paura, io non smetterò mai di pensarti.” Milton è consapevole che il suo amore per Fulvia è una idealizzazione, ma nello stesso tempo crede alla nobiltà di questa immagine e, cavallerescamente, donchisciottescamente, dichiara che continuerà ad amare Fulvia. Il finale è aperto: Milton” crolla” di fronte al muro della foresta, ma non si dice esplicitamente che muoia, anche se sembra verosimile.