“Il sentiero dei nidi di ragno” è il primo romanzo di Italo Calvino. Viene scritto a ridosso della Resistenza, a cui Calvino, allora poco più che ventenne, aveva partecipato (era in una formazione garibaldina, cioè comunista, della Liguria). Il romanzo si inserisce nel clima del Neorealismo, però ha una grossa differenza: mentre il Neorealismo racconta i fatti nel modo più realistico possibile, “Il sentiero dei nidi di ragno” è una trasfigurazione della realtà, che diventa magica e surreale.
Calvino trasforma la storia attraverso il modo in cui la racconta. Infatti il punto di vista unico attraverso al quale ci vengono dati i fatti è quello di Pin, che è un bambino – ed un bambino strano, disadattato, a metà fra il mondo dei grandi e quello dei suoi coetanei. Pin non ha gli elementi conoscitivi per capire completamente quello che gli succede; in qualche modo trasfigura tutto, in base agli elementi incompleti ma anche profondamente emotivi e fantasiosi di cui è in possesso. Così la realtà della guerra diventa una specie di fiaba, crudele e poetica.
Tecnicamente funziona così:
La storia viene raccontata da un narratore esterno non onnisciente il cui punto di vista coincide quasi sempre con quello di Pin, il che porta a una narrazione straniante e con elementi impressionistici.
Narratore onnisciente (esempio perfetto: “I Promessi sposi “) : all’interno del romanzo che ha creato ha ” il posto di Dio”, vale a dire sa tutto. Aiuta il lettore, dandogli informazioni sul luogo e sul tempo della storia; lo conduce all’interno dei personaggi dei quali conosce i pensieri, le emozioni, la storia precedente; sa quello che è successo prima e come la storia andrà a finire; segue tutti i personaggi, ora occupandosi di uno di loro, ora interrompendo la vicenda ed occupandosi di un altro personaggio (entrelacement) ; esprime delle considerazioni personali e dei giudizi morali. “Il lettore onnisciente ne sa di più dei personaggi” (Francesca).
Il narratore dell’Orlando Furioso ha le caratteristiche del narratore onnisciente.
Il narratore del “Sentiero dei nidi di ragno “, invece,
- non ci spiega per nulla il luogo. (Lo da’ per scontato. Noi ci troviamo subito dentro alla vicenda, il cui spazio ci è presentato nell’incipit attraverso dei dettagli, delle specie di macchie di colore tipo i quadri degli Impressionisti di cui solo alla fine cogliamo il senso generale : il cielo, i muri, le finestre, il basilico, i panni stesi, il rigagnolo per l’orina dei muli – solo alla fine della sequenza compare la parola “carruggio” e capiamo che siamo in paesino della Liguria.);
- non ci spiega per nulla la situazione storica. (Anche qui è dato per scontato che il lettore sappia muoversi nel contesto, che è la seconda guerra mondiale in Italia, in particolare dopo l’8 settembre 1943, cioè dopo l’armistizio e l’inizio della guerra partigiana. Non ci viene spiegato cosa è un GAP, una P38, un commissario politico dei partigiani comunisti , cosa sono le Brigate nere fasciste etc);
- non ci spiega nulla di quello che non sa Pin (per es. non ci dice che Cugino in realtà va in città ad uccidere la sorella di Pin, diventata una collaborazionista dei fascisti);
- il suo punto di vista è quello di Pin, un bambino di strada a metà fra il mondo degli adulti e quello dei bimbi. È un punto di vista strano che ci confonde e ci costringe a mettere in discussione la nostra visione del mondo.