Da anni presento come esempio di prospettiva romantica Il Re degli Elfi (Erlkönig) di Goethe (attenzione perché Goethe non è un romantico; la ballata in questione è del periodo Sturm und Drang), che va poi anche ascoltata nella versione musicata da Franz Schubert (si consiglia una versione cantata da Dietrich Fischer-Dieskau). Nel 2018 ho aggiunto Margherita all’arcolaio (Gretchen am Spinnrade), anche qui da ascoltare anche nella versione musicata da Schubert, e tre altri testi romantici del Nord Europa inseribili nella riflessione su Amore e Morte che la classe doveva svolgere come programma. I primi quattro testi sono tedeschi, l’ultimo inglese.
Goethe – Il Re degli Elfi
Si tratta di una ballata, che racconta una storia. Un cavaliere attraversa a cavallo la foresta con il figlio bambino fra le braccia. A un tratto il bimbo spaventato dice di vedere fra le fronde “il re degli elfi”, che gli parla e cerca di attirarlo. Il padre rassicura il bambino: le immagini e i suoni che quest’ultimo attribuisce al re degli elfi sono dovuti a giochi di luce fra gli alberi e al mormorio del vento. Il figlio, però, continua a percepire la voce inquietante e persuasiva del re degli elfi. Solo alla fine, quando il figlio grida disperato, il cavaliere coglie la realtà del pericolo: spinge il cavallo in una corsa folle fino alla sua dimora ma, quando vi giunge, il bimbo giace morto fra le sue braccia.
Goethe – Margherita all’arcolaio
È un passo dal Faust. Margherita si è innamorata di Faust e, mentre lavora all’arcolaio, pensa a lui ed avverte la passione come un tormento che le ha tolto ogni pace. Il ritmo sempre più rapido della ruota dell’arcolaio sottolinea il ritmo vorticoso ed ossessivo delle sue emozioni.
Novalis – Primo Inno alla Notte
È una poesia filosofica , con un fiume di bellissime immagini. Il Giorno, con tutte le sue apparenza colorate e attraenti, è superato dalla Notte, in cui l’apparente tristezza lascia lo spazio all’incanto, perché essa apre in noi gli occh interiori. La Notte è l’Infinito: in essa ritorna al poeta che scrive una dolce immagine femminile, che fonde insieme la madre e l’amata, entrambe morte. La Notte permette di ritrovarla e di congiungersi a lei per sempre. Attraverso la contemplazione della Notte il poeta avverte che la morte non c’è. Si supera semplicemente una barriera e si va dall’altra parte, dove ci sono l’Infinito, la fusione con l’Amata e con il Tutto. La Notte apre il confine con l’Infinito.
Brentano – Sul Reno
All’inizio della poesia si dice che la ragazza amata da un pescatore era morta e lui, disperato, non ci voleva credere. Infatti, egli prende sulla sua barca la fanciulla, che noi capiamo fin dall’inizio essere un fantasma, e la conduce in mezzo al Reno. È notte, i due innamorati sono silenziosi. Attorno a loro la bellezza della notte, le “grandi città in volo” ai i lati del fiume, le stelle che si specchiano nell’acqua, le voci delle monache di un convento che cantano. Alle prime luci dell’alba la ragazza si dissolve nell’aria; al suo posto compare una rondinella che sfiora il giovane pescatore. Egli, infelice, lascia cadere i remi e abbandona la barca alla corrente. Il poeta sente cantare la canzone e si identifica nella vicenda: anche lui sente di aver perduto qualcosa di cui avrà per sempre nostalgia.
Keats – La belle dame sans merci
La ballata ha una struttura ad anello: all’inizio infatti una voce fuori campo – la voce del poeta – chiede a un cavaliere solo e mortalmente pallido quale è il motivo della sua sofferenza. Allora il cavaliere racconta la sua storia. Si era innamorato di una fata dai lunghissimi capelli e dagli occhi selvaggi. Lei lo portò nella sua grotta e piangendo cantò fino a farlo addormentare. Nel sonno egli vide re e cavalieri che gli annunciavano che “la bella dama senza pietà” lo aveva in suo potere, ed infatti al risveglio si trovò solo e pallido su un colle, dove il poeta lo incontra, prigioniero di un incantesimo che gli impedisce di tornare nel mondo reale.