Baudelaire I fiori del male

Baudelaire I fiori del male

I fiori del male (1857 prima edizione e, subito, processo per immortalità con condanna a una multa per Baudelaire e il suo editore e censura di alcune poesie)   è il libro a partire dal quale la poesia diventa poesia contemporanea. Segna un “prima” e un “dopo”.
 
E’ un libro estremamente complesso e costruito con grande attenzione all’insieme. Le poesie si rispondono all’interno dell’opera e perdono una parte del loro significato se vengono lette isolatamente. Baudelaire non lavora su molti tema ma su pochi, che approfondisce enormemente e che si presentano in coppie oppositive (spleen VS ideale, città  VS natura, donna angelo VS donna vampiro, bellezza VS bruttezza ma anche VS morale…). 
 
Nei Fiori del male,  è evidente il contrasto fra una materia durissima e ignobile (l’escavazione dell’io,  che arriva a riconoscere la bassezza e l’orrore che abitano nel fondo di ogni uomo) e una forma perfetta (Baudelaire scrive benissimo, usando tutto il repertorio dell’arte poetica  più raffinata; versi perfetti, figure retoriche elegantissime, etc.). Il lettore rimane sconvolto dal conflitto fra queste sue dimensioni e lo avverte (lo avvertiva nel 1857) come una provocazione. 
 
La poesia  proemiale, “Al lettore”, esplicita subito questa provocazione. Nella poesia  tradizionale c’è un patto implicito fra autore e lettore: il poeta si rivolge al lettore come a un confidente con il quale instaura un rapporto di solidarietà ed empatia poiché gli confida i suoi sentimenti e si aspetta che il lettore lo ascolti e solidarizzi con lui. “Al lettore” rompe questo schema, provocando il lettore: dopo aver descritto il suo cuore come un luogo orribile popolato dai vizi più infami e in particolare dall'”Ennui” , la Noia, il poeta dichiara che il lettore è come lui “Tu conosci, lettore, quel mostro, tu, ipocrita lettore,” mon semblable, mon frère” “. 
 
La prima sezione dei Fiori del male, “Spleen et Idéal” , è la più ampia (85 poesie) e mette in scena il conflitto fondamentale: il poeta è lacerato fra due dimensioni, l’ideale (la capacità di spaziare in un mondo di luce e bellezza diverso dal quotidiano) e lo Spleen (la noia, il senso di disgusto e di muta  disperazione di fronte alla devastante banalità dell’esistenza). 
 
Per sfuggire a questo conflitto il. poeta tenta invano la fuga in vari modi, rappresentati dalle sezioni successive: l’immersione nella città moderna, luogo della bruttezza e della disarmonia (II – Tableaux parisiens);  le sostanze  (III- Le vin):  le perversioni che offendono il moralismo comune (IV – Les fleurs du mal) ;  la ribellione (V – Revolte). Tutto si rivela inutile e, alla fine, il poeta si rivolge alla Morte (VI – La Mort), che però non è avvertita come una fine ma come l’ultimo viaggio possibile, quello che ci metterà in ricerca ancora una volta dello sconosciuto. 
 
Torniamo alla Prima Sezione. 
 
L’Ideale è spiegato bene dalla  poesia “Elevation” : l’anima del poeta si muove con agilità “al di sopra di valli e montagne”, “al di là del sole e delle stelle” nell’infinito, lasciando dietro di sé ogni pena e sofferenza e comprende “il linguaggio dei fiori e delle cose mute”. 
 
Baudelaire ha scritto quattro poesie dal titolo “Spleen”. Leggiamo “Spleen IV” , che è un perfetto modello sia per capire cosa intende il poeta con questa parola sia per vedere la lingua di Baudelaire. In “Spleen IV” , infatti, vengono messi assieme due sfere che secondo il classicismo sono rigorosamente separate, cioè il “tragico” (= alto, elevato) e il “comico” (=basso, volgare). Il cielo pesa sullo spirito che geme (alto, sublime) come il coperchio di una pentola da cucina (evidentemente basso). La terra è una “umida prigione ” (basso) e l'”Espérance” (parola di registro superiore a “Espoir” , molto letteraria- personificazione, figura retorica nobilitante) sbatte contro i muri le ali e picchia la testa contro i soffitti marci come un pipistrello (bassissimo, animale disgustoso). La pioggia è come le sbarre di una prigione (basso) , nel nostro cervello (“cerveau”  è parola cruda, rimanda all’anatomia e non alla spiritualità) dei ragni (di nuovo animali infami) tessono la loro  tela. Alla fine esplode l’urlo delle campane per celebrare il funerale della Speranza (di nuovo una personificazione e addirittura un’allegoria – sublime) mentre l’Angoscia (personificazione – sublime) pianta la sua bandiera (allegoria – sublime) nel “cranio”(espressione ancora più crudamente bassa e anatomica di “cervello”). La descrizione dello spleen – la disperazione, il disgusto delle cose e di se – viene fatta violando tutte le regole della tradizione classica, secondo la quale non ci devono essere commistioni fra ambiti diversi.
 
Dunque, il poeta è in bilico fra Ideale e Spleen. La poesia più famosa  che esprime  questa situazione è “L’albatros” . Come l’albatro, meraviglioso uccello marino che – a terra – diventa brutto e comico  proprio
perché  “le sue ali da gigante gli impediscono di camminare”, il poeta nella realtà quotidiana e concreta della società borghese in cui vive sembra inutile e goffo  proprio perché  le sue capacità sublimi (creatività,  intuito e sensibilità superiori)  gli impediscono di vivere la quotidianità prosaica, banale e spesso volgare  in modo disinvolto.
 
Le  capacità sublimi del poeta , la sua capacità di elevarsi, di vivere nell’Ideale, vengono indicate in “Correspondences”, altra poesia- simbolo di Baudelaire. L’universo, la Natura, vengono descritte come una “foresta di simboli” : le cose non valgono solo per se stesse ma alludono anche a qualcos’altro e si richiamano fra di loro, hanno legami segreti e misteriosi che l’uomo avverte in modo intuitivo. I legami fra le cose vengono esemplificati tramite esempi sinestetici: ci sono suoni che richiamano immagini, immagini che si accostano a profumi, a sensazioni tattili, a colori… non viene detto che è il poeta a cogliere più degli altri questi legami segreti fra gli esseri, ma viene mostrato attraverso la poesia. Nel 1857 siamo alle soglie del Positivismo, che dice esattamente il contrario, cioè che le cose sono tutte sottoposte alla scienza, che le prende una per una e le può analizzarle, trasformandole in pesi, numeri, tabelle, classificazioni. La visione di Baudelaire è fortemente in opposizione : l’Universo ha una dimensione analogica (=corrispondenza  avvertita intuitivamente  fra esseri ed oggetti lontanissimi fra di loro) e olistica (tutto è legato a tutto) che il Poeta, l’Artista riesce ad intuire e a dire attraverso la Poesia e l’Arte, mentre la scienza vede il mondo a pezzi e non ne coglie l’unità e  la bellezza. Da Baudelaire in poi la poesia baserà le immagini (in particolare le metafore) sull’analogia e farà larghissimo uso della sinestesia. (Ciò è fondamentale per il Simbolismo francese e per il Decadentismo in tutta Europa; in Italia queste categorie vanno applicate a Pascoli e D’Annunzio).
 
La mia scelta di poesie : Au lecteur, Élévation, Spleen IV, L’Albatros, Correspondences; Le vampyre, Le flambeau vivent (donna vampiro VS donna angelo) ; Le cygne (stesso tema dell’Albatro) ; Le serpent qui danse, La chevelure, Le chat, L’invitation au voyage (amore sensuale per Jeanne Duval) ; Hymne a la Beauté (bellezza come assoluto al di là del bene e del male).