I primi versi dell’Orlando Innamorato

I primi versi dell’Orlando Innamorato

(Questa lezione venne mandata per scritto perché la professoressa era ammalata. Era associata ad un lavoro di gruppo, le istruzioni per il quale sono state tolte. Ho lasciato per il resto il testo uguale).

 

Durante il Rinascimento in Italia ci sono centinaia di corti signorili (e anche corti private di nobili)  che producono cultura.  Noi dobbiamo limitare il nostro campo visivo a qualche esempio.  Oggi vi porto a Ferrara,  che è la Signoria degli Este. Ferrara è una Signoria non estesissima (una parte dell’attuale Emilia Romagna) ma ha una fioritura culturale incredibile ed in particolare “si specializza”  nel poema epico-cavalleresco perché,  nel corso di cento anni,  ben tre grandissimi artisti compongono tre poemi legati a questo filone.

 
Fine Quattrocento (Rinascimento sereno e luminoso prima della morte di Lorenzo il Magnifico)

Signore Ercole I d’Este
Matteo Maria Boiardo scrive L’Orlando Innamorato
 
Prima metà del Cinquecento (Rinascimento “pieno”,  artisticamente grandissimo ma già offeso e ferito dalle Guerre Italiane)
Signore Alfonso I d’Este
Ludovico Ariosto scrive L’Orlando Furioso
 
Seconda metà del Cinquecento (“Età della Controriforma,  in cui al periodo di libertà e serenità rinascimentale succede un mondo cupo,  oppresso dal controllo della Chiesa cattolica controriformista,  con Inquisizione e Indice dei libri proibiti)
Signore Alfonso II d’Este
Torquato Tasso scrive La Gerusalemme Liberata
 
 
Attraverso questi tre autori,  che creano dei poemi a partire dallo stesso  tema, noi possiamo seguire benissimo la evoluzione di un modello attraverso tempi diversi.
 
Le storie di questi autori sono talmente belle ed avvincenti che il popolo le ha riprese ed ha continuato a rielaborarle.  Forse Alessia sa che a Palermo c’è il Teatro dei Pupi, in cui marionette giganti recitano per un pubblico adulto le storie dell‘Orlando Innamorato e Furioso.  Non mi stupirei se alcuni di voi conoscessero delle storie della Gerusalemme liberata,  perché anche essa è ritornata al popolo; addirittura, i nomi di alcuni personaggi  –  Tancredi, Armida, Erminia, Clorinda –  sono stati usati come nomi propri  con frequenza, specialmente in Emilia Romagna.
 
Oggi vi introduco l’Orlando Innamorato.  Dovete sapere che per quasi  trecento anni dei cantastorie popolari (li chiamavano “canterini”)  avevano raccontato al popolo,  nelle pubbliche piazze,  le storie dei Paladini di Francia (quelli della Chanson de Roland),  ma in una versione più popolare in cui i paladini, e in particolre Orlando, cioè Roland, erano sì degli eroi,  ma combattevano per il gusto dell’avventura più che per la fede ed erano anche “eroici”  in grandi mangiate e bevute.
 
Nella seconda metà del Quattrocento ci sono due autori umanisti e legati alle corti che riprendono queste storie: Luigi Pulci alla corte di Lorenzo il Magnifico  (a me piace moltissimo ma purtroppo non abbiamo tempo)  e Matteo Maria Boiardo alla corte di Ercole d’Este.
 
Boiardo è il feudatario di Scandiano, un paese all’interno del territorio degli Este.  Vive a corte più come amico che come cortigiano del Duca.  Ha una eccellente formazione umanistica e conosce perfettamente il latino ma ha anche una perfetta formazione di cavaliere.  Ma, soprattutto,  è un uomo capace di cogliere la bellezza e la gioia,  nella natura e nell’uomo.  Per lui la cosa più bella dell’universo è l’amore,  che vive senza paura come espansione di una franca e gioiosa sensualità piena di colori e di freschezza.  È poeta e scrive (come faranno moltissimi poeti e potesse durante tutto il Rinascimento)  delle rime “alla maniera di Petrarca”  (è il Petrarchismo,  un fenomeno importante per la storia della letteratura europea,  che si espandera’ in tutta Europa). Ma poi gli viene in mente un’idea davvero originale: scrivere un poema di cui saranno protagonisti i paladini ed in particolare Orlando,  che però si innamorera’.
 
Boiardo fonde cioè il ciclo carolingio dei paladini di Francia  con il ciclo bretone (o “arturiano” :  le storie di Re Artù e della Tavola Rotonda,  i cui temi erano l’amore e l’ avventura). Il ciclo della Tavola Rotonda non aveva un pubblico semplice e popolare come quello carolingio.  Aveva al contrario un pubblico colto, era nato nei castelli feudali ed esprimeva i valori della società cortese.  Voi avete letto un esempio mirabile di lettura di un romanzo cortese,  cioè la storia di Paolo e Francesca nel canto V dell’Inferno.
 
Allora:
  • personaggi della ‘materia di Francia ”  ( re Carlo Magno,  i paladini di Francia fra cui Orlando con il cugino Rinaldo, il mago Malagigi, l’arcivescono Turpino,  i “mori” loro nemici)
  • temi della” materia di Bretagna” (amore e avventura)
 
 
Adesso mi dovete seguire sul libro. Prendete la prima pagina dell’Orlando Innamorato.
 
Siamo alla Corte degli Este,  in una grande sala luminosa affrescata.  È presente la corte: il Duca Ercole con la Duchessa,  forse i figli e le figlie più grandi,  le dame e i cavalieri di corte, alcuni dei e delle quali sono poeti, studiosi,  filosofi.  Non sappiamo se è inverno (in questo caso la sala è riscaldata dai grandi camini)  o se è primavera (in questo caso,  se il tempo è mite,  non siamo nella sala ma nel bellissimo giardino fiorito,  pieno di rose). Matteo Maria Boiardo LEGGE l’inizio del suo poema,  il Primo Canto,  alla corte. Vedete che si sta proprio rivolgendo direttamente alla corte,  ai signori e cavalieri che si radunano per “udir cose dilettose (cioè divertenti,  piacevoli) e nuove”. Dice loro di stare attenti e tranquilli e di ascoltare la bella storia che sta per raccontare.  Sentite che l’italiano usato è un po’ dialettale (“ve adunati”anziché “vi adunate” ,  “ascoltati”  anziché “ascoltate”.  Nella prima parte del Rinascimento ogni corte usa una lingua con una patina dialettale diversa) . ” E se ascoltate,  vedrete le gesta smisurate, la grande fatica,  le stupefacenti prove che il francese Orlando fece per amore,  ai tempi dell’imperatore Carlomagno.  Non vi sembri,  signori, strano,  udire  parlare  di Orlando innamorato –  proprio lui,  il grande paladino che combatteva per la fede  –  perché l’Amore è la più grande forza del mondo,  vince tutto e tutti.  Nessuna  forza,  nessuna  armatura potente,  nessuna  spada è tanto forte da poter resistere  all’amore”.
 
Adesso dobbiamo entrare non solo nel giardino fegli Este,  ma nella storia che il Conte Boiardo sta raccontando.  È una specie di fantasy,  quindi lasciatevi andare.  Siamo alla corte di Carlomagno.  L’imperatore ha organizzato un grande torneo per “la Pasqua  rosata”,  cioè per Pentecoste,  che come sapete è una festa di primavera,  quando tutto il mondo è fiorito.  Sono convenuti alla corte i più degni eroi,  cristiani e “pagani”  (sono i “mori”,  i mussulmani),  perché all’imperatore è bene accetto qualunque uomo valoroso,  “purché non sia traditor ne’ rinnegato”: anche i mori,  quelli di religione diversa, i nemici.  Parigi risuona di strumenti, di trombe ,  di tamburi,  di campane; tutti fanno grandi tornei per fare onore all’imperatore.  Re Carlo Magno con faccia gioconda siede a tavola con tutti gli ospiti in un grande convito.  I   paladini e le loro innamorate sono  a tavola,  i mori sono seduti a gambe incrociate su grandi tappeti.  Vengono portate “finissime vivande”  in piatti d’oro.  Ecco che si spalanca la porta e,  circondata da quattro giganti “grandissimi  e fieri” ,  preceduta da un cavaliere armato,  appare una donzella bellissima.  Ella sembra mattutina stella,  giglio dell’orto (in latino è il giardino)  e rosa di verziere (in francese è giardino)  e tutte le altre donne della corte scompaiono di fronte a lei.  È Angelica,  il centro motore di tutta la storia.  Leggetevi come reagiscono tutti alla sua vista,  cosa lei dice  a Carlomagno,  e cosa succede al povero Orlando,  che  – come sottolinea maliziosamente Boiardo –  era sempre stato “vergine e casto “.
 
Torniamo nel giardino degli Este.  Matteo Maria Boiardo leggerà  l’intero canto alla  corte.  Per ora ha scritto solo questo.  La sua è un’opera aperta,  in cui man mano inventera’ nuovi canti e li presenterà alla corte.  I paladini si lanceranno in avventure contro giganti e maghi,  troveranno giardini incantati,  attraverseranno la misteriosa Selva Ardenna in cui ci sono la fontana dell’odio e il fiume dell’amore… tutto per amore di Angelica.
 
Come dice Boiardo in un altro canto:
 
​” Però che Amore è quel che dà la gloria,
     E che fa l’omo degno ed onorato,
     Amore è quel che dona la vittoria,
     E dona ardire al cavalliero armato;
     Onde mi piace di seguir l’istoria,
     Qual cominciai, de Orlando inamorato,
     Tornando ove io il lasciai con Sacripante,

Come io vi dissi nel cantare avante. ​”

 
Il resto ve lo racconto una volta che voi mi avete letto benissimo il Proemio e Apparizione di Angelica e abbiamo visto i disegni previsti dal lavoro di gruppo.
 
Il metro che usa Boiardo è l’ottava. Era il metro usato dai canterini, perché è un metro molto facile e leggero,  adatto a raccontare una storia.
 
Dopo aver letto tutto l’episodio   provate a scrivere un’ottava voi.  È abbastanza facile,  anche se non è facile farne una bella.
 
Ricetta:
8 versi di endecasillabi
rima abababcc
poi si ricomincia
 
L’ottava è un metro facile e leggero
per questo lo userà il conte Boiardo
che vuole divertire per davvero
e far stupire tutti raccontando
che niente è bel più dell’amor sincero
lui che  dell’amor vuol essere  il bardo
e le avventure di chi è innamorato
fanno sognare ma rider d’altro lato.
 
Questa l’ho scritta io (5 minuti più una pausa camomilla seguita da un minuto) così non vi vergognate a scriverla anche voi.