Quadro generale
- Antigone è una tragedia di Sofocle, che fra i tre grandi autori tragici ateniesi (Eschilo, Sofocle, Euripide) era considerato tradizionalmente il migliore. Sofocle è particolarmente interessato alle vicende di personaggi dall’animo grande, che dimostrano eroica capacità di sopportare i mali che si abbattono su di loro.
- La storia di Antigone fa parte del ciclo dei Labdacidi, cioè della famiglia dei re di Tebe. Fra le tragedie di Sofocle, ben tre riguardano i Labdacidi: Edipo re, Antigone, Edipo a Colono. La sintesi della storia dei Labdacidi (nella versione di Sofocle) è questa: Il re di Tebe Laio e la moglie Giocasta abbandonano sui monti il loro bambino, spaventati da una profezia secondo la quale egli da grande farà cose terribili. Il bambino viene salvato da un pastore e adottato dai re di Corinto, dei quali si crede figlio, che lo chiamano Edìpo. Da grande, fugge da Corinto poiché l’oracolo di Apollo gli ha detto che “ucciderà suo padre e sposerà sua madre”. Sulla strada è oltraggiato da un vecchio arrogante, che lui uccide senza sapere che è Laio. Giunge poi a Tebe, la libera dalla Chimera, un mostro, e quindi diventa re e sposa la regina vedova di Laio, cioè sua madre Giocasta. Quando scoprirà di essere stato inconsapevolmente autore delle mostruosità che aveva cercato in tutti i modi di fuggire, si accecherà con le sue mani e abbandonerà la città per vagare mendicando. Alla fine della sua vita morirà a Colono, un villaggio alle porte di Atene, mentre gli dei riconoscono la sua grandezza d’animo nella sventura. Edipo ha avuto da Giocasta quattro figli, due ragazze (Ismene e Antigone) e due giovani (Eteocle e Polinice). I due maschi lottano per il potere a Tebe e si ammazzano a vicenda. Il nuovo re di Tebe, Creonte (il fratello di Giocasta e quindi loro zio) ordina che Eteocle venga sepolto con tutti gli onori perché difendeva la città ma che Polinice, che aveva attaccato la città con l’aiuto di sette altri re greci, venga lasciato insepolto come nemico pubblico. Chi trasgredirà l’ordine verrà ucciso. Antigone seppellisce il fratello e viene uccisa.
- Tutte le storie connesse alla vicenda dei Labdacidi hanno un forte potere di coinvolgimento emotivo, ancora oggi. Mettono in scena qualcosa che ha a che fare con noi. L’interpretazione più famosa è quella di Freud relativa al solo mito di Edipo. (In genere la psicoanalisi ha utilizzato abbondantemente le tragedie e i miti greci, nei quali ritiene che vengano cristallizzati in modo potente delle costanti umane) .
Su Antigone
- Il significato universale dell’ Antigone è espresso pienamente nel contrasto fra la protagonista e Creonte (Secondo episodio) ed è l’obiezione di coscienza a un ordine ingiusto
- L’ordine ingiusto nell’Antigone è non seppellire Polinice. Antigone ritiene che vada contro le leggi degli dei che lei non seppellisca suo fratello. I greci ritenevano che non ricevere gli onori funebri (anche solo simbolici) avrebbe comportato l’impossibilità di entrare nell’Ade; l’ombra del morto non avrebbe mai avuto riposo.
- Cambiato tutto quanto, a noi continua a sembrare piuttosto potente il simbolo del “seppellire un morto” come azione emblematica di pietà e tenerezza.
- Anche il fatto che Antigone voglia seppellire Polinice perché “è suo fratello” continua a sembrare un símbolo molto potente.
- Ci sono varie interpretazioni più filologiche di Antigone. Su wikipedia si trovano, ben spiegate. Ma mi sembra che in questo momento storico l’interpretazione davvero importante sia quella che ho accennato, che non è incompatibile con le altre e che è quella più potente per ragionare sul presente.
- La versione moderna più interessante del mito di Antigone è la pièce di Jean Anouilh. Venne scritta e messa in scena la prima volta nel 1944, mentre la Francia era occupata dai nazisti. Anouilh non ebbe nessuna parte attiva nella Resistenza francese, però questa pièce è antinazista. Chi vuole approfondire scoprirà che la vicenda dell’Antigone di Anouilh è un po’ più complicata. Ma potrebbe essere anche di aiuto cercare in rete la testimonianza di Tina Anselmi, una delle grandi donne della Repubblica Italiana, che a diciassette anni venne portata con la sua classe a “vedere i partigiani impiccati” in piazza e da lì decise che “bisognava fare qualcosa ” ed entró nella Resistenza. Si trova su youtube, all’interno di una lunga intervista molto bella. Anche Tina Anselmi decise di essere “un’Antigone dei nostri tempi”.