Paradiso, Canto II (1-18)

Paradiso, Canto II (1-18)

“O voi che mi avete seguito fin qui con mezzi culturali modesti, tornate indietro! Non seguitemi, perché forse vi smarrireste. L’ impresa  che intraprendo ė nuova e mai tentata prima e coinvolgerá conoscenze e competenze culturali altissime. Voi pochi che siete preparati culturalmente e avete nozioni anche di teologia,  potete seguirmi, rimanendo sempre vicino a me.”
 
Dante ha scritto l’Inferno e il Purgatorio per tutti.  Il modo relativamente semplice e nello stesso tempo travolgente in cui i suoi versi scandiscono il racconto ha sempre fatto sí che anche le persone non colte lo conoscessero e  lo amassero. La gente del popolo lo sapeva spesso a memoria fino a poco tempo fa, specialmente in Toscana. La leggenda dice che, quando Dante passava per strada nelle città,  il popolo  se lo indicava, dicendo che aveva i capelli rossi perché glieli aveva bruciati il fuoco dell’Inferno.
 
Dante scrive la Commedia, o meglio le prime due Cantiche, per tutti. Non vuole fare letteratura elitaria, riservata a pochi. La Commedia ha una dimensione epica e popolare, come l’Iliade e l’Odissea. Come l’Iliade e l’Odissea, ė la voce di un popolo ( e nello stesso tempo ė la voce assolutamente originale e personale del suo autore) e il popolo la poteva capire.
 
Tuttavia per il  Paradiso Dante esprime la coscienza di aver toccato una materia che non ė più per tutti. Parlerá di teologia a livelli altissimi e userá un linguaggio difficilissimo: chi lo vuole leggere deve essere ben preparato per non smarrirsi.
 
Esistevano dei poemi popolari precedenti che descrivevano il Paradiso come un luogo bello e luminoso i  cui tutti erano felici. Inoltre, e soprattutto, esistevano le raffigurazioni. Nei portali delle chiese romaniche veniva rappresentato il Giudizio Universale, con il Paradiso e l’Inferno. Il Paradiso era un bel  giardino con musica e persone sorridenti. Dunque Dante avrebbe potuto rappresentare un Paradiso adatto ai semplici. Invece sceglie di elaborare una visione estremamente complessa, con una forte componente filosofica ed inserendo anche tutte le conoscenze di scienza, di geometria, di musica, di letteratura, di storia, di teoria politica e di teologia che aveva.
 
Ci sono tanti motivi per questo innalzamento culturale.
 
Teniamo anche conto, oltre a tutti gli altri motivi,  che Dante era un povero esule, costrettoa vivere quasi mendicando l’aiuto dei signori che lo accolsero. Nonostante lavorasse per loro e si guadagnasse il suo pane, era in una posizione sprotetta e subordinata per lui molto umiliante. Questo viene detto molto chiaramente in Paradiso XVII. Certamente attraverso il Paradiso Dante voleva anche mostrare quanto valeva, quanto grande erano il suo ingegno e la sua cultura, in una situazione in cui molti erano tentati di considerarlo solo un poveraccio.
 
Il linguaggio di questi versi  ha tutte le caratteristiche tipiche del Paradiso (difficile perché deve dire delle cose difficili):
 
  • Metafora prolungata della scrittura della Divina commedia paragonata alla audace navigazione in mare aperto.
 
  • Mito degli Argonauti: un gruppo di eroi greci guidati da Giasone sale su Argo, la prima nave che ha mai solcato i mari, per raggiungere la  Colchide, una regione nel Mar Nero abitata da popoli barbari, e riprendere il mitico Vello d’oro. Il re della Colchide non vuole e quindi sottopone Giasone a tre prove terribili, ma egli le supera tutte con l’aiuto della principessa Medea,  che si è innamorata di lui e che è una maga. In una delle prove Giasone deve arare un campo con un aratro tirato da tori selvaggi, seminare dei denti di drago e uccidere tutti i guerrieri armati nati dai denti di drago.
 
  • L’ immagine della ombra d’Argo, che fa stupire lo stesso Nettuno, ricompare nel canto  XXX per parlare dell’impresa di Dante.