Inferno, Canto XXI

Inferno, Canto XXI

Il Canto XXI fa parte dei canti di Malebolge, nel Basso Inferno, dove il rapporto fra Dante e i peccatori é di distanza.

Le Malebolge e il Cocito racchiudono (“azzannano”, dice Dante) dei veri malvagi, per i quali egli non prova turbamento e prossimita’ ma piuttosto disprezzo, rabbia, sentimento di offesa.Sono coloro che hanno fatto uso dell’intelligenza volta al male.

In questi canti Dante usa un linguaggio basso (come nel Canto XVIII, in cui egli usa vere parolacce) e foneticamente duro  (le parole hanno suoni durissimi: due consonanti in sequenza …RD…ST..RC..TT…DR…, la U frequente, la K e la GH)

 
Nel canto ci sono tre movimenti:
 
1. L'”arzana’ dei Veneziani”, cioè il porto coperto invernale di Venezia, paragonato alla bolgia dei barattieri per il caotico e frenetico movimento e per la presenza della pece bollente;
2. Il “diavol nero”  che getta nella bolgia l'”anzian di santa Zita” (cioè di Lucca, città che venera santa Zita);
3. La commedia dei diavoli e di Dante e Virgilio.
 
I diavoli arrivano dalla tradizione popolare. Dante non ha bisogno di descriverli.
 
Punti importanti relativamente al linguaggio, all’ interno del discorso sul plurilinguismo:
 
  •  Linguaggio estremamente complesso dal punto di vista fonico ( I versi che descrivono la pece e la fanno “vedere” attraverso onomatopee).
 
  • Lessico con elementi quotidiani e popolari legati a situazioni basse e realistiche (quindi “comiche”): i  cuochi che gettano la carne nella pentola, il cane che si getta addosso al mendicante…. Si arriva al grottesco e al volgare (lo sconcio segnale di Barbariccia).
 
  • I nomi dei  diavoli, inventati da Dante con fantasia estrosa e bizzarra e grande attenzione alla dimensione fonica.