Dante era un richiedente asilo

Dante era un richiedente asilo

Alcune cose sono scritte in modo un po’ personale e forse in un’interrogazione formale scandalizzerebbero.
 
Mi pare importante spiegare perchè le ho dette e perchè penso siano vere.
 
“L’uomo è un essere storico”
Dico che  “le cose si capiscono nella storia”. E’  detto in maniera molto semplice e alla buona ma  è la sintesi di qualcosa in cui credo molto, cioè che l’uomo è un essere storico:  il suo modo di pensare e di creare arte è intimamente legato con la cultura in cui vive, che cambia nel corso del tempo, e quindi qualsiasi opera umana, in particolare le opere d’arte, si possono capire, apprezzare e non travisare se vengono messe in contesto, cioè capite all’interno del loro tempo.
 
“L’amore fa volare”
Dico che Dante guarda Beatrice negli occhi e “tutti e due iniziano a volare, perché l’amore fa volare”.
Sto citando scherzosamente “Asterix e i Normanni” e so che sto dribblando tutta una serie  di spiegazioni molto serie, ma il cuore della cosa, l’unica cosa che deve davvero rimanere in testa a un lettore non professionista di Dante, è a mio giudizio davvero questa: che Dante amava Beatrice, che Beatrice amava Dante, che è stato un amore felice e che l’amore felice rende felici, e quindi capaci di grandi cose.
 
Poi, se uno si ricorda che nella Divina Commedia Beatrice rappresenta la teologia, quali sono le  caratteristiche dello Stilnovo, che lo Stilnovo è una rifondazione della teoria dell’amore una volta che l’amor cortese è stato messo in crisi, che il simbolismo medioevale prevede che ogni cosa possa avere almeno quattro livelli diversi di interpretazione etc. etc., tanto meglio.
 
“Dante era un richiedente asilo”
Dico che Dante passò l’ultima parte della sua vita come esule, “cioè per capirci come richiedente asilo per motivi politici”.
Ho saltato alcuni passaggi, ma  il fondo è vero.
 
Dante ha dovuto abbandonare la sua città, che amava di amore assoluto e che per lui era tutto il mondo, l’unico luogo dove si parlava la sua lingua, l’unico luogo di cui conosceva ogni angolo. E’  stato condannato alla confisca dei beni e  al rogo se avesse rimesso piede nel territorio di Firenze. Ha passato il resto della sua vita in un mondo che gli era lontano emotivamente e culturalmente e ha dovuto chiedere aiuto a persone che a volte glielo hanno dato e a volte lo hanno trattato male.
 
Il mondo di Dante è un mondo in cui ci si sposta a piedi, al massimo a cavallo. Andare da Firenze alla Lunigiana o nel Casentino, cioè al confine con la Liguria, era tanto lontano quanto oggi andare da Torino a Bruxelles, o da Bruxelles a Casablanca, per capirci.
 
Nel 2003 il Centro Astalli di Roma organizzò un ottimo programma di incontri in classe nelle medie superiori che si chiamava “La letteratura non va in esilio”, che iniziava con lavori su intellettuali che sono stati costretti a fuggire dal proprio paese  come Dante, Foscolo, Einstein, Brecht, Neruda,  e finiva con l’incontro con un rifugiato attuale (il nostro era un ragazzo di 23 anni della Mauritania che era stato fatto schiavo e dopo 7 anni di schiavitù era fuggito in Italia nascosto nella stiva di una nave – una persona meravigliosa) .