D’Annunzio La figlia di Iorio

D’Annunzio La figlia di Iorio

La figlia di Iorio  è stata rappresentata in. modo semplice dalla classe, che ha prima lavorato ad  una riduzione del testo. Vari elementi della presentazione che segue nascono da questo lavoro. 
 
 
La tragedia è ambiente nell’Abruzzo interiore, la zona delle campagne e delle montagne appenniniche in cui la popolazione viveva a inizio Novecento in un mondo totalmente a parte, non toccato dalla modernità. D’Annunzio conosceva bene questa cultura ancestrale e ne era enormemente affascinato. Anche ne Il trionfo della morte   compare  il mondo contadino abruzzese come sfondo della vicenda, perché i due amanti protagonisti scelgono di ritirarsi durante la bella stagione in un idilliaco luogo naturale dell’Abruzzo adriatico. Nel romanzo   vengono elencate una quantità di usanze tradizionali magiche, piene di  “ritmo e mistero”, collegate alla bellezza misteriosa della natura. D’Annunzio garantisce che si tratta di usanze completamente vere.
 
La figlia di Iorio venne scritta per la più grande attrice italiana di inizio Novecento, Eleonora Dusa, che era anche l’amante di D’Annunzio. 
 
Come nelle tragedie classiche (Grecia del V a. C. Eschilo, Sofocle, Euripide) ci sono tre atti.
 
  • Atto I e III: moltissimi personaggi, perché ci sono il “gruppo delle donne” e il “gruppo degli uomini”, che sono personaggi collettivi e ricordano il coro della tragedia greca.
                     VS
  • Atto II: pochi personaggi: fondamentalmente Mila e Aligi sulle montagne nella grotta-abitazione dei pastori e poi anche  Lazzaro di Roio.
 
Atto I: pieno di elementi culturali legati alla sacralità precristiana  e alla magia. Aligi e Vienda stanno per sposarsi. I l rito di benedizione degli sposi è tutto basato sulla simbologia della fecondità: nella casa del giovane sposo le donne della sua famiglia cantano le lodi della fidanzata e versano del grano sul capo dei due promessi.  L’arrivo della Sconosciuta, che poi si rivelerà come Mila, rompe il rito. Mila è inseguita da un gruppo di mietitori ubriachi che vogliono violentarla e minacciano di fare altrattanto anche delle altre donne della casa se la ragazza che si è nascosta nella casa non verrà mandata fuori.  Aligi dovrebbe dunque gettare fuori di casa Mila, come gli viene chiesto dalle donne terrorizzate, ma non lo fa  perché vede dietro alle sue spalle “l’angelo muto che piange”.  Egli allora impedisce ai mietitori di entrare nella casa mettendo davanti alla porta una croce di cera  fatta con la cera della candela di Pasqua : se i mietitori entrassero, calpesterebbero questo simbolo religioso cristiano impregnato di valenze magiche, commettendo un sacrilegio. Nella discussione in classe sono emerse varie interpretazioni dell’angelo muto: 1) Aligi  ha visto “la Mila interiore”, lo spirito della fanciulla, che è interiormente pulita,  indifesa,   terrorizzata e già rassegnata al suo destino;  2)Aligi ha visto se stesso, il suo desiderio profondo di non fare del male a Mila, ribellandosi al volere del clan familiare. In termini di psicologia junghiana ha visto la sua “anima”, cioè la sua componente interiore più intuitiva e spirituale
 
Atto II: L’amore fra Aligi e Mila è totalmente spiritualizzato. Nel suo candore, Aligi pensa di andare dal papa a chiedere “la perdonanza”, cioè lo scioglimento della promessa matrimoniale a Vienda per sposare Mila. Lazzaro, che raggiunge i due giovani fuggiti sulle montagne nella grotta dei pastori, cerca di stuprare Mila. Aligi Interviene. per difendere la ragazza e, nella colluttazione, uccide involontariamente il padre. Lazzaro ha un atteggiamento di bestiale sopraffazione sia nei confronti del figlio (” Tu sei una cosa mia, mi devi obbedire e se non lo fai commetti un delitto gravissimo”) sia nei confronti di Mila (essendo una donna sola senza padre o marito a proteggerla può essere considerata un oggetto sessuale da stuprare).. 
 
Atto III:   Nel mondo contadino della tragedia la gente approva pienamente il comportamento di Lazzaro e invece sanziona la ribellione di Aligi, sentita come sacrilega. Infatti il Giudice del Malificio, una specie di tribunale contadino che giudica le azioni compiute sotto suggestione magica e diabolica, condanna a morte Aligi, che per noi ha agito per difendere Mila da uno stupro brutale e per legittima difesa. L’atto è tutto giocato sulla ritualità, come già l’Atto I. Il gruppo corale principale questa volta è maschile: avanza con gli stendardi neri del Giudice del Malefizio e intende eseguire la comdanna a morte di Aligi (a cui deve essere mozzata la mano destra, per. poi gettarlo da una rupe chiuso in un sacco assieme a un cane mastino). La madre di Aligi,  Candia della Leonessa, viene presentata con tutte le caratteristiche della Madonna Addolorata. Sia lei che le lamentatrici improvvisano versi per il condannato a morte, come avveniva realmente nei funerali, durante i quali le donne improvvisavano un lamento funebre per il morto. L’ irruzione di Mila, che si autoaccusa di aver stregato Aligi e di essere quindi l’unica responsabile dell’uccisione di Lazzaro, stravolge totalmente il tessuto rituale e cambia tutto, come nell’Atto I. Mila viene creduta , anche da Aligi, e condotta sul rogo. Solo Ornella, la sorella buona e compassionevole di Aligi, intuisce che Mila sta mentendo per salvare l’uomo che ama.  Mila quindi muore per salvare Aligi, accettando di essere uccisa  al suo posto. Come, nel Primo Atto, Aligi salva Mila, così, nel Terzo, Mila specularmente salva lui.